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Il tempo lavora in modi misteriosi. A volte cose che sembrano assolutamente sicure cambiano nel modo più inaspettato. Nessuno può dirlo.
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Fratelli Europei: Invadeteci

venerdì, 24 agosto 2007

En départ

Cari lettori e care lettrici,
anche per me è giunta l’ora delle vacanze. Dopo aver passato un agosto tra i blog chiusi per ferie e la casella della posta vuota – nemmeno gli spammatori spammano ad agosto – non mi resta che dirvi che ora è giunto il mio turno. Mi ritirerò per una settimana in “French Riviera” come dicono i vip hollywoodiani o se preferite en Côte d’Azur.

À bientôt mes amis.

bisbigliato da: urlosottovoce alle ore 12:03 | link | commenti (12)
viaggi, vacanze, estate, français
giovedì, 23 agosto 2007

Les mots bleus

Je lui dirai les mots bleus
Les mots qu'on dit avec les yeux
Parler me semble ridicule
Je m'élance et puis je recule
Devant une phrase inutile
Qui briserait l'instant fragile
D'une rencontre


Je lui dirai les mots bleus
Ceux qui rendent les gens heureux
Je l'appellerai sans la nommer
Je suis peut-être démodé
Le vent d'hiver souffle en avril
J'aime le silence immobile
D'une rencontre


(Les mots bleus - Paroles: Jean-Michel Jarre. Musique: Christophe - 1975)

bisbigliato da: urlosottovoce alle ore 14:48 | link | commenti (1)
songs, musica, français
martedì, 21 agosto 2007

Non buttiamoci giù

È il titolo dell’ultimo romanzo pubblicato dal londinese Nick Hornby, uscito recentemente in versione economica. Era parecchio tempo che occhieggiava dagli scaffali delle librerie e ero tentata ogni volta di comprarlo, alla fine ho ceduto (credo che la riduzione notevole del prezzo abbia influito, non dimenticate che sono genovese…). L’ho finito ieri e devo ammettere che mi ci sono voluti un po’ di giorni per leggerlo, penso che questo già indichi il fatto che non ne sono incredibilmente entusiasta. Bisogna, però, ammettere che il tema è originale, non è che si parli di suicidio in moltissimi romanzi, e soprattutto lo è la sua narrazione. Il libro è costruito dalle quattro voci dei personaggi che si alternano con il loro linguaggio, i relativi flussi di coscienza, i punti di vista e la loro personale storia, così diversi, ma così simili nel vedersi senza via d’uscita, o meglio vedendola nell’ultimo gesto volontario, quello di buttarsi da un palazzo e farla finita.
Il mio personale parere sull’argomento è contrastante, per certi versi mi è piaciuto molto, per altri affatto. Premettendo che il tema del suicidio è un argomento a cui sono particolarmente sensibile, trovo che Hornby abbia tentato di renderlo più leggero con il suo umorismo (molto inglese), riuscendoci quasi sempre, ma cadendo in alcuni passaggi. Ci sono delle parti in cui si sente la profondità dei pensieri, in altre si tende a rendere il tutto un po’ troppo semplicistico. Sicuramente già l’accostamento dei personaggi produce un effetto straniante, i dialoghi si svolgono quasi tutti interamente in slang (che nella traduzione italiana si tenta di riprodurre, affaticando talvolta il lettore), i sentimenti contrastanti e diversi indotti nel lettore da ciascun personaggio: Martin, Maureen, Jess o JJ.

CIMG1330Il vero messaggio - di speranza - che ne ho tratto, è racchiuso nel bellissimo explicit, lievemente ermetico:

«Ma... quell’arnese... sta girando o no?» [si riferisce al London Eye] ha chiesto Martin. «Non riesco a capire.» Siamo rimasti a guardare per un pezzo, cercando di decidere. Martin aveva ragione. Non sembrava che si stesse muovendo; ma si doveva muovere, secondo me.
[Un po’ come la vita, a volte sembra tutto immutabile, invece c’è sempre qualcosa che si muove, nonostante tutto.]


Un libro da leggere, ma anche no.

bisbigliato da: urlosottovoce alle ore 23:50 | link | commenti (3)
citazioni, riflessioni, libri, london, io leggo
lunedì, 20 agosto 2007

Incisive Marketing Strategy

Mercoledì 15 agosto.

Io, i miei amici e milioni d’italiani abbiamo raggiunto le rive del mar Ligure per godere di un po’ di sano refrigerio. A Levante il tempo era tendenzialmente nuvoloso, nubi scure e inquietanti spiccavano sulle cime dell’Appennino, l’acqua era fredda e io lamentosa come al solito. Prima di trovare un centimetro quadrato in spiaggia, abbiamo fatto tappa in edicola. Il nostro acclamato e acculturato Blur ha comprato “La Repubblica”, gli altri garçons “La Gazzetta” e “La Settimana Enigmistica”, la Maratoneta “Star Bene” (con “Casa Facile” e “Cosmopolitan” versione pocket in regalo, un vero colpaccio), mentre io un tranquillo e minimalista “A”. Armati sino ai denti di carta stampata ci siamo appropinquati verso la spiaggia, in una bellissima cornice cementizia di classe e facendo lo slalom tra diecimila persone che avevano avuto l’idea della medesima meta. Alla fine, sul limitare della battigia, si apriva un microscopio spiazzo in cui - inevitabilmente - ci siamo spiaggiati. Asciugamani sulle pietre e via è partita la lettura.

Ero immersa nel curriculum di Mario Giordano quando Blur richiama la mia attenzione su una doppia pagina centrale di Repubblica, in cui campeggiava una bionda ragazza addobbata di giacca invernale, dicendomi che secondo lui la pubblicità della Peuterey era un po’ invasiva, e che era quasi in ogni pagina. Non aveva neanche finito la frase che eravamo già lì a contare gli annunci. 39 spazi, o meglio tutti gli spazi della parte nazionale di Repubblica. Una vera advertising strategy a tappeto, dalle manchette in prima pagina sino all’ultima, era davvero impossibile non notare il brand, con il suo logo distintivo e i vari fotomodelli foderati di stoffa. Un calibrato e oculato investimento su larga scala, condensato intenzionalmente nel giorno di Ferragosto.
Secondo voi quanto è costato all'italica azienda di giacche? Ad ogni modo credo che non sia passata inosservata. Altrimenti non sarei qui a scriverne.

[Blur, sei sicuramente un ottimo newsgatherer, ma in quest’ultimo periodo la tua refrattarietà al web mi costringe a scrivere anche per te.  ]

bisbigliato da: urlosottovoce alle ore 19:21 | link | commenti (7)
italia, giornalismo, estate

Wiki tipi

Se Diderot la vedesse si rivolterebbe nella tomba, ecco l’ennesima creatura nata nel web, si chiama Nonciclopedia. Si recita in homepage: “L’enciclopedia priva di qualsivoglia contenuto”, in cui esistono ben 3702 articoli in italiano (“itagliano” nella loro grammatica), in cui chiunque può smontare in chiave ironica (e talvolta offensiva) alcuni VIP del teatrino televisivo nostrano, le italiane peculiarità o semplicemente dare una versione alternativa di qualunque tipo di voce (ad esempio: filosofia). Inserite una qualsiasi parola nel motore di ricerca interno e otterrete sicuramente una dissacrante risposta, quasi sempre divertente. È un altro wiki. Questo termine generalmente indica il più noto tra i wiki ossia Wikipedia, ma in realtà con questa parola si definisce una collezione di documenti ipertestuali, che permette a ciascuno dei suoi utilizzatori di aggiungere e modificare contenuti, nonché il software collaborativo utilizzato per creare un sito web di questo genere. Se avete cinque minuti liberi fatevi un giro, nonostante i continui riferimenti a Chuck Norris e all’odio imperante nei confronti di Studio Aperto alcune voci sono veramente divertenti.
Volete un assaggio?

bisbigliato da: urlosottovoce alle ore 18:50 | link | commenti (3)
web , bizzarrie

Dalla Francia con furore

I nostri cugini d'oltralpe non sono da meno rispetto a noi... Non parlo della nouvelle cuisine, tranquilli. Ma di trash music. Eccovi l'ultima meravigliosa trovata discografica direttamente da Paris.

Mange du Kebab

Anche se non capite il francese è comunque esilarante.

bisbigliato da: urlosottovoce alle ore 12:23 | link | commenti (3)
songs, musica, trash, bizzarrie, français
sabato, 18 agosto 2007

Le confessioni di un’italiana D.O.C.G.

Ho abitato a Torino per quasi cinque anni (e dico cinque) e quasi non conosco la città. Ci pensavo ieri, non sono mai salita al Monte dei Cappuccini o raggiunto la Basilica di Superga, ho scoperto solamente durante le Olimpiadi dove fosse il Duomo, non ho visitato il Museo Egizio né la maggior parte dei luoghi culturali della Sabauda. E lo stesso discorso vale per la città in cui sono nata, Genova. L’altra sera Blur mi spiegava come raggiungere piazza Corvetto e io annuivo come una deficiente cercando di ripescare dalla mia memoria tracce di ricordi su vie, piazze e carruggi. La Superba è una città bellissima, piena di storia e fascino, mi domando per quale motivo non mi applichi minimamente e cerchi di conoscerla meglio. È vero che sono stata al Campo dei Miracoli o agli Uffizi, alla tomba di Dante e al Mausoleo di Galla Placidia, alla Cappella Sistina (nel 2004 da sola, dopo che erano mesi che cercavo qualcuno che volesse venire a Roma con me), ma resta comunque una microscopica parte di quello che il nostro Bel Paese ci riserva. Ci sono persone che attraversano gli oceani solo per scattare due foto davanti a Santa Maria in Fiore (e allo splendido campanile di Giotto), per godere qualche giorno di tutta la bellezza della nostra penisola, tutta la bellezza che noi italiani diamo per scontata e qualcuno deturpa persino.
Io non so quale sia il più grande problema odierno dell’Italia (ce ne sono troppi forse), ma quel che è certo è che siamo un popolo di diseducati civili, che ritiene l’evasione fiscale una furbata anziché un reato, che pensa che l’unica cosa fondamentale sia coltivarsi il proprio giardino rendendo l’erba sempre più verde, spesso senza scrupoli. Un Paese in cui ci si lamenta per la mancanza di lavoro e in cui si dipende da frotte d’immigrati per adempiere a tutti quei compiti meno piacevoli, gratificanti, ma comunque necessari… lamentandosi dell’immigrazione (ricordiamoci che siamo stati anche noi un popolo di immigrati). Un Paese d’egoisti in cui si pensa sempre e solo a se stessi, in cui non si cercano di migliorare le proprie relazioni sociali in termini di qualità, ma solo a fini utilitaristici.
Non sono sicura di voler continuare a vivere in questo Paese, che amo con tutta me stessa, non sono sicura di voler vedere crescere qui i miei figli, in questa Repubblica delle Banane, dove l’unica cosa che conta sono gli status symbol.
Eppure mi sento talmente italiana che non avrò il coraggio di cambiare rotta, partire per un paese straniero e tentare un nuovo tipo di vita, lontano da tutto ciò, ma non necessariamente migliore.

bisbigliato da: urlosottovoce alle ore 12:14 | link | commenti (6)
italia, riflessioni, vita, genova, torino, io penso
venerdì, 17 agosto 2007

Venerdì 17

Dove è che dicevo che credevo nella magia positiva di questo giorno?
Ah, sì… in questo post.

Oggi non è successo nulla di rilevante, nel male e nel bene.
[Ma sono solo le sei del pomeriggio.  ]

La noia è alle stelle, non vedo l’ora di partire per questa agognata vacanza. Scrivo i post, li pubblico e poi li cancello (sì, lo so che no si fa, ma ormai…). Scrivo le fiabe e tendo a crederci. Non so più in quale anfratto abbia riposto il mio cinismo.
Negli ultimi giorni sembro cerebrolesa, sorrido in modo ebete e ascolto in modo ossessivo True Colors (vedi post 13 agosto). Il puzzle è sempre lì, nel luogo segreto in cui è rimasto celato sino a poco tempo fa, non è escluso che presto decida di cercare di mettere insieme gli ultimi pezzi o, perlomeno, di chiudere definitivamente a chiave con doppia mandata il cassetto. Non dipende strettamente da me… ma, c’è sempre un MA, solo un’azione diretta può portare a un risultato.
Bene, sono stata sufficientemente ermetica anche oggi… non ci si può fare niente, in questo periodo gira così.

Secondo voi quale malattia mi affligge  ?

bisbigliato da: urlosottovoce alle ore 18:23 | link | commenti
riflessioni, vita, chiacchiere, fasi, bizzarrie, io sono
lunedì, 13 agosto 2007

La sottile differenza

Immaginate di essere appassionati di puzzle e che ve ne venga regalato uno davvero molto intrigante, complesso. Un giorno qualsiasi, accidentalmente iniziate a estrarre i primi pezzi dalla scatola, in modo casuale, incominciate così a scoprire i vari aspetti che lo contraddistinguono, scorgete dei pezzi molto belli e altri che vi piacciono meno, sapete che ogni puzzle prevede questo, una serie di frammenti diversi che solo se accostati nel modo corretto portano al suo compimento.
Immaginate che la vita vi costringa a raccogliere un pezzetto ogni tanto, sino a farvi credere che del puzzle non vi importa più nulla, che non è così interessante come credevate e che non volete nemmeno più averlo davanti agli occhi. Lo riponete in un cassetto e cercate di dimenticarvene, ma la vostra passione resta, anche se nel corso del tempo vi vengono donati altri puzzle: belli, intriganti, tutti da scoprire, che a loro volta saranno in qualche modo conclusi e riposti in cantina, nel luogo freddo e buio che alla fine dei conti si sono meritati. Ma la passione resta, insieme alla ricerca del puzzle che merita di essere incorniciato e appeso. Un giorno qualsiasi, accidentalmente aprite quel cassetto in cui molto tempo prima avevate risposto quel primo puzzle. Il sentimento dominante che provate è stupore, poiché ve ne eravate davvero dimenticati, poi delicatamente togliete il primo strato di polvere e i colori vividi tornano a risplendere… non vi sembra possibile che sia così, vi sentite male al solo pensiero… poi, alla fine, non vi resta che ammettere, che quel puzzle, nonostante tutto, continua a piacervi.
E perché questo non basta per farvelo tirare fuori dal cassetto?


bisbigliato da: urlosottovoce alle ore 17:17 | link | commenti (8)
riflessioni, vita, fasi, io sono
domenica, 12 agosto 2007

Desideri cadenti

La sera di san Lorenzo ho visto la prima stella cadente della stagione, era nitida nel cielo scuro, una striscia repentina di fuoco, ho espresso un desiderio… chissà.
È stata una settimana faticosa, immolata al parentado, babysitter coatta delle mie due cuginette di 3 e un anno. Sentimenti strani e contrastanti si sono impossessati di me, sono piccole e a tratti isteriche o a volte molto dolci, morbide da tenere in braccio… e se ti fermi a riflettere pensi che miracolo sia avere un bimbo… ma non preoccupatevi non è tempo.
È un periodo in cui sto bene, è un periodo in cui sono successe molte cose… ci sono delle persone amiche che mi hanno molto delusa e altre che mi hanno stupita e commossa, e capisci chi e cosa è veramente importante. Questo periodo di cambiamenti sta cambiando anche me, o forse mi sto solo rendendo conto di ciò che è davvero rilevante nella vita.
L’unico neo che si staglia all’orizzonte è un evento che sta per segnare la mia esistenza, di cui non posso parlare liberamente, questo silenzio imposto mi sta consumando, mi costringe a mentire e a non far capire agli altri cosa davvero mi passa per la testa, è frustrante.
E poi le recenti scoperte… sono serena, è vero, ma anche un po’ intimidita, non so bene che cosa fare in questo momento… e mi sembra di essere tornata a due anni fa quando la Scorpione Filosofa mi scriveva:
“… devi scegliere. La passività non è una scelta, ma l’abdicazione della volontà al fato… non hai nulla da perdere, se la posta in gioco è sentirti felice”.

Chissà se… rifarò la stessa scelta? Incertezza, resta la parola chiave (solo di questo periodo, spero).

bisbigliato da: urlosottovoce alle ore 19:21 | link | commenti
riflessioni, vita, fasi, io sono

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